istanbul from Galata towersulla torre di Galata la mezzaluna si accende – da Sultanahmet salmodiato
singhiozza l’ultimo richiamo il Muezzin – sfuma nella notte il tramonto di miele

magia sul Corno d’Oro – fino al Bosforo tra scintille crescenti l’occhio spazia

on the Galata Tower half a moon is brighting – from Sultanhamet the Muezzin
solemnly invokes to the last prayer – the honey-colored sunset fades in the night

spell on the Golden Horn – into growing sparks gazes upon Bosphorus every eye

(Versi inediti di Laura Ricci)

Nella galleria fotografica che segue atmosfere estive e invernali in una città ponte che bisognerebbe esplorare sgombri da ogni idea stereotipata. Possono aiutare a comprenderla i libri dello scrittore Orhan Pamuk, il primo turco ad essere stato insignito del Premio Nobel, nel 2006 con la seguente motivazione: “nel ricercare l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture”.

Un suo stralcio tra i tanti per provare a entrare nell’anima autentica di Istanbul:
“Ho trascorso la mia vita a Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, e era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere”.
(O.Pamuk, Istanbul, 2003)


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