di Giulia Basso, da Il Piccolo di Trieste, 3 ottobre 2019

A sentir parlare di “personagge” è inevitabile che qualcuno storca il naso con palese disapprovazione. Ma se perfino l’Accademia della Crusca, pur con alcuni distinguo, si è infine pronunciata a favore della declinazione al femminile di alcuni nomi (legittimando, per esempio, i termini sindaca o ministra) forse questa resistenza al cambiamento non è caratteristica intrinseca del linguaggio, che si evolve naturalmente e si arricchisce per connotare i cambiamenti sociali, ma è piuttosto una barriera di tipo culturale, eretta in nome di un purismo della lingua elevato a valore assoluto. Si muove in controtendenza il saggio di Laura Ricci “Sempre altrove fuggendo. Protagoniste di frontiera in Claudio Magris, Orhan Pamuk, Melania C. Mazzucco” (Vita Activa, pagg. 220, euro 15), che sarà presentato dall’autrice oggi, alle 17 a Monfalcone, nell’ambito di “Geografie”.

Più che di un saggio si tratta di un diario di lettura, che analizza alcuni romanzi – “Non luogo a procedere” di Magris, “Il museo dell’Innocenza” e “La stranezza che ho nella testa” di Pamuk, e “Lei così amata” di Mazzucco – focalizzandosi, in chiave femminista, sulle protagoniste di queste narrazioni, per evidenziarne le caratteristiche di libertà, autonomia e realizzazione di un progetto di vita che le contraddistinguono, anche al di là dell’intenzione dell’autore. Nella prefazione Ricci, che è giornalista, scrittrice e traduttrice, non ha timori nel dichiararsi alla ricerca di “personagge”, una scelta linguistica che, evidenzia l’autrice, si può spiegare parafrasando la straordinaria nonna Anka in un passo magrisiano di “Danubio”: “nel mio mondo le cose semplicemente succedono”. Oltre al loro essere donne le protagoniste di questo saggio vengono definite “di frontiera”: non tanto per la loro collocazione geografica, che pure esiste come intersezione e ponte di diverse culture e territori, quanto per la loro disposizione psicologica ed esistenziale: sono “donne che attraversano luoghi, epoche e società in grande trasformazione politica e sociale, a contatto con culture molteplici, costantemente in ascolto del loro desiderio di libertà e realizzazione”.

Dal romanzo di Magris, Ricci ricava una sorta di genealogia femminile, raccontando Deborah, Sara e Luisa, rispettivamente nonna, madre e figlia, tutte di origine ebraica e legate alla dolorosa storia della Risiera, indagando così diversi risvolti dell’animo femminile, del rapporto madre/figlia, del complesso tema dell’amore intrecciato con la guerra. Ma è forse la quarta “personaggia”, un’antenata di Luisa, la più peculiare, perché è modellata sulla figura di una donna realmente vissuta nel 1500, durante la colonizzazione delle Antille: Luisa de Navarrete che, sospettata di stregoneria, sfugge al rogo e all’Inquisizione grazie alla sua intelligenza ed eloquenza. In Pamuk le “personagge” raccontano se stesse, ma attraverso i rapporti tra i sessi e le relazioni familiari gettano luce anche sulla società turca. In Mazzucco infine il gioco si complica, perché la protagonista del romanzo è una donna realmente vissuta, la scrittrice svizzera Annemarie Schwarzenbach (1908-1942). Viaggiatrice indomita, giornalista e fotografa, apertamente lesbica e ribelle, Schwarzenbach è una delle controverse protagoniste della vita culturale bohémien mitteleuropea tra la prima e la seconda guerra mondiale.