Riconoscimento a una donna libera
di Laura Ricci dalla rivista “Il Ponte rosso”

Non è molto conosciuta in Italia, come facevo notare in una mia recensione su Letterate Magazine alla sua ultima opera “Neppure il silenzio è più tuo”, la scrittrice turca Asli Erdoğan, per il semplice motivo che, a meno di non averla letta in una delle altre numerose lingue in cui è stata tradotta, sono solo due le opere che, di lei, sono state tradotte in italiano: questa pubblicata da Garzanti nel 2017 e il giovanile “Il mandarino meraviglioso” (Mucizevi Mandarin, 1996), pubblicato da Keller nel 2014. È più nota, invece, come <<giornalista>>, sebbene Asli non ami questa definizione che ritiene impropria e si definisca soprattutto come scrittrice, di stampo visionario e poetico per di più, e come pubblicista, per aver tenuto rubriche a carattere letterario e sociale su alcuni quotidiani del suo Paese.

Sia nei suoi articoli che in parte della sua produzione letteraria, Asli Erdoğan si è sempre impegnata in Turchia per la difesa dei diritti delle donne e delle minoranze etniche, in particolare di quella curda, per la denuncia dei soprusi e della violenza sui dissidenti, delle sparizioni e talvolta delle uccisioni di attivisti e oppositori politici, dei massacri di guerra sul fronte siriano e iracheno. Non meraviglia, dunque, che dopo lo sventato e tutt’altro che chiaro colpo di stato del 15 luglio 2016 e la svolta nettamente autoritaria di Recep Tayyip Erdoğan, la scrittrice venisse arrestata con altri colleghi giornalisti per i suoi scritti e la sua collaborazione con il quotidiano filo curdo “Özgür Gündem” (Agenda Libera), quel 16 agosto in cui anche il giornale fu chiuso, con l’accusa di aver sostenuto il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan considerato dal regime turco un’organizzazione terroristica. Detenuta per 136 giorni, dopo essere stata scarcerata e aver riottenuto il passaporto per il vasto movimento d’opinione diffusosi in suo sostegno in Turchia e in molte altre nazioni, Asli Erdoğan vive attualmente in Germania, in attesa di processo per <<aver agito per la distruzione dell’unità dello Stato>>, reato che nel suo Paese è punibile con l’ergastolo.

È a lei, pesantemente penalizzata e oscurata in Turchia per le sue coraggiose prese di posizione, che il 21 marzo 2019, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, è stato assegnato l’International Award “Trieste, diritto di dialogo”, istituito dall’associazione Poesia e Solidarietà presieduta da Gabriella Valera, docente emerita di Storia della Storiografia moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Trieste. Il premio, alla sua prima edizione, diventa parte integrante dell’ormai nota “Festa della Letteratura e della Poesia” che riunisce, per dieci giorni e sotto l’egida di un tema chiave – “Il sogno e la conoscenza”, quello dell’edizione 2019 – giovani di tutto il mondo appassionati di poesia. Il festival poetico, giunto alla sua quindicesima edizione, è patrocinato dal Comune di Trieste e si svolge in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione dell’Università di Trieste e con Il Centro Internazionale di Studi e Documentazione per la Cultura Giovanile istituito presso il Dipartimento di Studi Umanistici dello stesso ateneo.

Il premio “Trieste, diritto di dialogo” è un riconoscimento che, come Gabriella Valera ha spiegato, intende la parola <<dialogo>> proprio nell’accezione giuridica di diritto fondamentale della persona e come momento costitutivo delle relazioni umane, tanto che l’associazione è impegnata nella stesura di una carta mondiale del dialogo che per la prossima edizione 2020 dovrebbe vedere il suo varo come Carta di Trieste. Corredato da una targa artistica realizzata da Ottavio Gruber, è stato consegnato alla scrittrice nell’Auditorium del Museo Revoltella dal vicepresidente del Consiglio Regionale senatore Francesco Russo, durante una cerimonia arricchita dal saluto di Lorenza Rega, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, da un interessante dialogo tra Gabriella Valera e Asli Erdoğan, e dagli interventi musicali eseguiti dall’Amadeus Adriatic Orchestra, orchestra internazionale giovanile diretta dal maestro Stefano Sacher.

“Rendiamo omaggio a Asli Erdoğan – ha detto Lorenza Rega portando il saluto del Rettore dell’Università di Trieste – per la sua personalità di donna forte e la sua costante difesa dei più deboli. La sentiamo particolarmente vicina agli studi del nostro dipartimento, dove accanto al diritto esistono la traduzione e la comunicazione, che al pari del dialogo sono una parte importante della sua azione di vita”.

“Il dialogo – ha ribadito tra molte altre riflessioni Gabriella Valera – è la condizione umana per eccellenza, senza condizione dialogica non esistono diritti fondamentali. Diamo molta importanza alla Carta di Trieste a cui stiamo lavorando con l’Università e con altri enti, e all’istituzione di questo premio naturalmente. Trieste pulsa di un dialogo che sta nella sua particolare storia e nelle vicende che vi sono accadute e che vi accadono. Ho perseguito fortemente il desiderio di avere Asli fra i candidati al premio, e sono felice che anche questo progetto per cui ho tanto lavorato sia divenuto realtà”.

Nel ringraziare per l’attribuzione del riconoscimento, Asli Erdoğan – che ha anche raccontato la nascita e il precisarsi della sua vocazione letteraria – ha dichiarato di essere molto scossa dall’affermarsi, ovunque, dei nazionalismi, e di essere particolarmente imbarazzata, dal 2015 a oggi, dalla politica di parte dell’Europa e di Recep Tayyip Erdoğan. “La Turchia odierna è contro Armeni, Ebrei, Curdi, contro le donne – ha concluso – bisogna apprezzare la democrazia che resta in Europa”.

Il Comitato Scientifico della prima edizione dell’International Award “Trieste, diritto di dialogo”, composto da Prof. Renzo Stefano Crivelli, Prof. Ana Cecilia Prenz, Prof. Lorenza Rega, Dr. Pierluigi Sabatti, Prof. Gabriella Valera, ha scelto di insignire del riconoscimento Asli Erdoğan con la seguente motivazione: “Per il suo impegno civile in difesa dei diritti della persona, in particolare delle donne e delle minoranze etniche, in difesa della libertà nelle opinioni politiche e nel pensiero, per il suo impegno sociale in favore dei ragazzi di strada e dei carcerati, per l’abolizione della tortura nelle carceri e contro la violenza di ogni genere […]. In ambito letterario ha scelto di fare uso della parola impegnata civilmente e politicamente mantenendone il valore creativo e visionario: la parola, nella sua opera, è arte che ha forza e potere di denuncia, […] testimonianza forte di come il diritto al dialogo possa essere cancellato nella misura in cui la parola e persino la non-parola vengono tolte all’altro: popolo, partito, minoranza, individuo. Asli Erdoğan, imprigionata per la sua attività politica di opposizione al regime di Recep Tayyip Erdoğan , è un esempio di donna libera e indipendente in un Paese dove la democrazia è minacciata”.