di Walter Chiereghin, da Il Ponte rosso, n. 44, aprile 2019

Nell’editoria è come nella vita: talvolta si dà corpo a un ossimoro, in altri casi succede che un’iniziativa nasce dove meno te l’aspetti, e tuttavia poi ti accorgi che non sarebbe stato possibile altrimenti, e che il luogo “sbagliato” risulta in effetti l’unico possibile, magari per ragioni del tutto inopinate e comunque diverse da quelle che per prime classificheresti tra le più plausibili, tipo la vicinanza, oppure l’omogeneità culturale, l’affinità urbanistica, le similitudini architettoniche.
Capita così che una sorta di gemellaggio culturale leghi oggi Trieste a Orvieto, grazie a una Guida sentimentale di Orvieto, filiazione di un analogo titolo riguardante il capoluogo giuliano, ma soprattutto concretatasi grazie all’amicizia tra le due curatrici, rispettivamente l’orvietana (acquisita) Laura Ricci e triestina (altrettanto acquisita) Gabriella Musetti, che ha facilitato e anzi sollecitato la realizzazione del volume, edito da Vita Activa, riguardante la cittadina umbra, opera collettanea di un gruppo di oltre venti contributori, in larghissima prevalenza donne, che per un anno intero si sono confrontate in un laboratorio di scrittura tenutosi presso l’Unitre di Orvieto.
Per un turista anche frettoloso, Orvieto, appostata sulla sua rupe tufacea, rimane una meta imprescindibile nell’Umbria, anche se assai spesso la visita si riduce al suo principale monumento, il Duomo che sia per la facciata che per la mole che per gli affreschi di Luca Signorelli colloca da solo la città che è cresciuta ai suoi piedi nel novero delle capitali internazionali dell’arte.
Per rimanere abbacinati da tanta bellezza, sia dell’esterno che degli interni della maestosa chiesa non c’è nemmeno bisogno di una qualsiasi guida turistica. Basta essere lì, entrare in un muto dialogo con il monumento, azzardare un pensiero su quella che può essere stata la storia dell’enorme manufatto, della comunità che l’ha voluto, delle maestranze che lo hanno innalzato, farsi rapire da quanto narrano bassorilievi, rosone e mosaici e, una volta varcata la soglia, barattata la solarità della facciata con la penombra delle navate e delle cappelle, smarrirsi ancora nella contemplazione degli affreschi annuncianti l’Apocalisse, la Predicazione dell’Anticristo, la Resurrezione della carne, il Giudizio che prelude a quello michelangiolesco della Sistina oppure il gruppo marmoreo della Pietà di Ippolito Scalza, conseguenza, invece, di quella del Buonarroti.

Per approfondire quanto si è visto, o anche per rendersi edotti preventivamente di quanto poi si andrà a visitare, è quasi d’obbligo valersi di qualche indicazione, di una guida turistica che riporti con precisione datazioni, misure, nominativi di artisti, orari di visita e quant’altro. Lo stesso web ci soccorre con una sua, al solito sovrabbondante, miniera di informazioni, sul Duomo, sul Museo, sul Pozzo di San Patrizio e sul molto d’altro che Orvieto può offrire, ma non basta: l’interesse che tanta magnificenza ha suscitato in noi avrebbe bisogno di una conversazione amichevole, di una narrazione anche letteraria, da leggersi prima del viaggio, o con la quale confrontarsi dopo essere tornati a casa, a prolungare nella lettura il piacere della scoperta, aggiungendovi considerazioni e ricordi di chi la città la abita o vi ha vissuto per un tempo adeguatamente lungo e, fatalmente, ne è innamorato. Questo il ruolo che può essere assolto con completezza da una guida sentimentale, e questa di cui parliamo è in grado di farlo al meglio.
La Guida sentimentale di Orvieto è nata, come s’è detto, in seno a un laboratorio di scrittura durato un intero anno e coordinato da Laura Ricci, che può vantare nella sua produzione un precedente letterario importante, testimoniando una volta di più come spesso i libri si riproducano da altri libri, secondo genealogie all’apparenza inspiegabili, ma rivelatrici di percorsi carsici fecondi di idee e di emozioni. Mi riferisco in questo caso ai testi del suo Dodecapoli (Lietocolle, 2010), una raccolta di dodici racconti, ambientati ciascuno in una diversa città: Verona, Roma, Torino, Trani, Brescia, Pisa, Milano, Siena, Vigevano, Malta, Mentone, e, fatalmente, Orvieto. Città tutte che sono coprotagoniste, assieme ad altrettante donne, della narrazione (Si veda anche la recensione di Luisella Pacco in Il Ponte rosso n. 27, settembre 2017; fruibile anche al link: http://www.ilponterosso.eu/2017/10/23/dodecapoli/).
Alla redazione della Guida sono stati chiamati a concorrere con loro testi Tina Abenante, Maria Barlozzetti, Antonio Bergami, Paola Bonifazi, Luigia Caracausi, Aurora Cincinelli, Ornella Cioni, Raffaele Davanzo, Giuseppe M. Della Fina, Francesco Ercolani, Giuseppina Filpi, Luisa Fiumi, Stefania Fontani, Loretta Fuccello, Maria Antonietta Gambacorta, Eugenia Mocio Pellegrini, Nazzareno Montanucci, Shirli Ouimette, Giulia Parrano, la stessa Laura Ricci, ovviamente, e poi Luigia Rumore, Linda Sciri, Paola Sellerio, Angiolina Vonmoos.
Ciascuno dei contributori ha redatto uno o più dei cinquantatre (se non mi sbaglio) tra articoli e schede che compongono il libro, consentendo così al lettore anche una consultazione occasionale, ma la lettura risulterà nella generalità dei casi complessiva, dal momento che il lettore sarà con ogni probabilità irretito dalla presentazione così articolata e suadente di un luogo che, alla fine della lettura, sentirà in qualche misura anche suo.

Già nella prima sezione del volume, proprio com’è nel tessuto urbano della città, il Duomo, con la sua storia, i suoi dettagli, i suoi eventi e con le sue pertinenze (la piazza, il Museo dell’Opera del Duomo) occupa da solo trenta pagine, come è giusto che sia, ma poi i brevi racconti ci presentano una quantità di altri luoghi, non solo ubicati all’interno dell’esigua area che si stende sopra la rupe, ma anche nei dintorni, come tre ragazze che s’avventurano da sole, per laprima volta, extra moenia (p. 71 e segg.). Conosceremo così la Badia, abbazia dedicata ai Santi Martirio e Severo, per le radici della cui edificazione si deve far ricorso a una curiosa leggenda (p. 66 e segg.), potremo inoltrarci fino a Bolsena e al suo lago, oltre il confine della regione, ma legata a Orvieto in una sorta di gemellaggio implicito.
E ben poco di erudito e di libresco attedia le pagine della Guida: da un lato gli interessi che riguardano il luogo che tracimano dalla storia e dalla storia dell’arte per infilarsi nell’etruscologia, nella geologia, in una quantità di ambiti diversi suggeriti dall’antichità dell’insediamento umano, dalla conformazione così particolare del suolo sul quale la città si è insediata, dalla cultura che qui nei secoli si è esplicitata. Dall’altro lato, il tedio è bandito da queste pagine in forza della vis narrativa che pervade ogni singolo contributo, tale da rendere Orvieto un luogo dell’anima anche per un viaggiatore frettoloso e stressato.
Insomma, leggetelo prima di partire, poi infilatelo nel vostro bagaglio e badate di non dimenticarlo in albergo, perché vi servirà anche quando sarete rientrati a casa e ripenserete a un viaggio che lascerà certo una traccia non effimera nella vostra memoria.

Guida sentimentale di Orvieto
a cura di Laura Ricci

Vita Activa, Trieste 2018
pp. 264, euro 15,00