La Giornata Mondiale dei Diritti Umani si tiene in tutto il mondo il 10 dicembre di ogni anno. L’istituzione formale della Giornata si è avuta durante il 317º meeting globale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ha scelto tale data per ricordare la proclamazione da parte della stessa Assemblea della Dichiarazione universale dei diritti umani, avvenuta il 10 dicembre 1948.
In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, domenica 10 dicembre 2017 il Comune di Orvieto e l’Associazione Lettori Portatili, con la collaborazione dell’UNITRE, organizzano la lettura del libro Rose di pianto, dediche in versi di Laura Ricci con tavole pittoriche di Giuliano Baglioni. L’iniziativa si svolgerà alle ore 17,00 nella sede dell’UNITRE-Università delle tre età di Orvieto, a Palazzo Simoncelli in Piazza del Popolo 17. Il reading, che rientra nel più ampio calendario di una serie di iniziative sui diritti che verranno organizzate dai Lettori Portatili sotto il claim “A testa alta”, sarà introdotto da un video di Massimo Achilli, realizzato tramite le tavole pittoriche di Giuliano Baglioni. Partecipa alla lettura, guidandola e preparandola con uno stage dedicato al verso libero, l’attore e doppiatore Daniele Barcaroli.
La proposta dei Lettori Portatili, accolta con favore dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Orvieto guidato dall’assessora Cristina Croce, è sembrata molto significativa in relazione ai temi che il testo di Laura Ricci propone alla riflessione. Pubblicato ad aprile 2017 con le edizioni La Vita Felice, “Rose di pianto” è infatti un libro di poesia civile incentrato sulla capacità del linguaggio poetico a nominare efficacemente la violenza sull’inerme e sulla possibilità della parola a raccontare il presente, fissando nella metafora di memoria della poesia lo straripare, il veloce fluire, e dunque anche l’immediato svanire, di quanto di violento e orribile accade ogni giorno sull’inerme.

Partendo dal Salmo di Paul Celan dato in esergo al libro e al quale si ispira anche il titolo, scegliendo alcuni casi esemplari della contemporaneità, vengono dedicate, ai molti e alle molte “Nessuno” su cui la violenza dell’oggi si riversa, “rose di pianto” cresciute con il concime dell’arte e della parola. La vera novità del presente è che molti efferati fatti risultano immersi in un flusso temporale ormai fuggevole e veloce, affollato di fitti e rapidi particolari e che, proprio per questo, sono suscettibili di scomparire nel brusio e nella distrazione del chiacchiericcio di fondo. Anche l’abbondanza di notizie sull’oggi, attraverso il deviare delle interpretazioni e la ridondanza del linguaggio, rischia di allontanare dall’atto per quello che spietatamente è e di far perdere la percezione reale dell’orrore. Per questa ragione, oltre alla parte poetica l’autrice ha voluto riportare in modo breve e scarno, senza connotazioni o giudizi, i fatti a cui i versi si riferiscono: dal fatidico 11 settembre 2001, ai molti migranti morti in mare, alle guerre e alle stragi che, calpestando ogni giorno il diritto alla vita e i diritti umani, rendono tutt’altro che ugualitario e ospitale il nostro pianeta. In segno di speranza, l’ultima rosa è dedicata a chi non ha paura, a chi non teme “l’altro l’altrove il diverso”: è “la rosa senza lingua, senza dottrina, senza orazione”, quella che al di là e nel rispetto delle differenze “ognuno intende”.