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Bellissima serata a Parrano, venerdì 26 luglio all’interno della manifestazione “Sorella Acqua bene comune”, in occasione della presentazione del mio ultimo libro, pubblicato con LietoColle:
“E Io sono una Rosa”
Rose immortali scelte e tradotte da Laura Ricci
Respirano nel giardino di Walter Branchi

Scrivo in modo forse atipico – un piccolo resoconto in prima persona – per ricordare e ringraziare chi ha voluto offrirmi questi meravigliosi momenti e chi, collaborando in vari e diversi modi con cura e amore all’iniziativa, li ha resi possibili.

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Un primo grazie, un grazie fondamentale, va al sindaco di Parrano Vittorio Tarparelli (che è anche un caro amico e un collaboratore di lavoro) per aver inserito questo evento nel calendario della bella manifestazione “Sorella Acqua bene comune”, e all’Avvocato Vittorio De Sanctis per averlo ospitato nella stupenda ambientazione della sua villa: nulla di più giusto, per la presentazione del mio lavoro allusivo e simbolico di traduzione, ma anche di ri-creazione, di questo intrigante giardino alla francese, ricco di angoli di frescura e di mistero, che con il bel palazzo in cui è inserito chiude il borgo storico di Parrano, aprendosi con belle prospettive sui vicini boschi.

Come in altre occasioni, la presentazione di “e Io sono una Rosa” ha coniugato qualche momento di introduzione al libro, per cui ringrazio di cuore Carlo Emanuele TrappolinoWalter Branchi, a una parte dedicata alla lettura diretta di brani scelti del testo.

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Carlo Emanuele Trappolino, in ritrovate vesti di letterato, ha parlato della mia scrittura in generale e di questo lavoro di traduzione in particolare, che ha definito “lavoro della maturità”, illustrandone le chiavi strutturali e simboliche. Molto illuminante e gradito l’intervento di Walter Branchi, che al libro ha regalato anche le belle immagini delle sue magnifiche rose. Branchi si è soffermato sulla natura ermafrodita della rosa, sui nomi che nel tempo sono stati dati alle rose man mano che se ne moltiplicavano le varietà e le qualità, su come siano stati gli uomini a crearle ma le donne a diffonderle. E ha poi raccontato la storia del nome della candida e aristocratica rosa della copertina del libro, Mlle de Sombreuil: una storia forte e tragica che rimanda al terrore della rivoluzione francese – Mlle de Sombreuil si sottomise a bere sangue ancora vivo delle vittime ghigliottinate per salvare suo padre – rovesciata nella candida e aristocratica gentilezza dei versi di Emily Dickinson a cui è stata nel libro accostata:

Mirti – per imprese divine
Di spada o anima.
Eppure – pensando a me –
Eppure – pensando a te –
Natura in maestà –
Natura in carità –
Natura in equità –
Decretò la Rosa!

Storia, questa di Mlle de Sombreuil, che immette anche nella particolarità editoriale delle pagine che introducono le immagini e le caratteristiche poetiche da me ricreate per le “rose Branchi” scelte per accompagnare i vari componimenti. Rose che diventano donne, sensuali e irresistibili ognuna a proprio modo, accompagnate dalla reiterazione di un piccolo, rosso elemento indefinito e intrigante: forse un gamete femminile, forse un petalo, forse una goccia di sangue… dalle spine delle rose, o dal coraggioso sacrificio salvifico di Melle de Sombreuil, chissà… La poesia è per sua natura ambigua, lasciamo un sospeso.

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Per la lettura – a cui io stessa ho partecipato leggendo le caratteristiche da me composte per le rose scelte e parte dell’ultimo componimento “In forma di postfazione”, non traduzione questo ma mia creazione modulata a più voci – ringrazio con affetto e gratitudine Loretta Fuccello e Ambra Laurenzi, che spesso mi accompagnano nelle mie presentazioni, e la giovanissima amica Giulia Caccavello che ha partecipato con grande talento al nostro reading, dandogli un tocco di freschezza e di naturale, giovanile entusiamo. Solo Giulia poteva leggere con il necessario spruzzo di vivificante rugiada il balzo metamorfico di Emily Dickinson che dà il titolo al libro:

Un sepalo, un petalo, e una spina
D’estate, in una comune mattina –
Guazza – un’Ape, o due, che svolazza –
Vento – tra gli alberi un balzo contento –
E Io sono una Rosa!

Affettuoso e ammirato il mio grazie per Rita Graziani, artista di grande finezza e bravura, che in questa come in altre occasioni ha accompagnato con il suo flauto, con grande maestria e gentilezza, la lettura dei miei lavori poetici.

Ancora un grazie di cuore al sindaco di Orvieto Toni Concina, che segue la mia produzione letteraria con assiduità e attenzione, e che anche ieri non ha fatto mancare la sua presenza, stando simpaticamente vicino a me e a Walter Branchi.

Un grazie grande infine, come si suol dire last but not the least, all’editore Michelangelo Camelliti della Lietocolle che ha creduto in questo lavoro e a tutti coloro che sono intervenuti: amici di lungo corso e amici nuovi di cui ho apprezzato la presenza e l’affettuosa vicinanza, o persone non conosciute direttamente che sono state attratte da questo incontro.

Vi stringo tutti con affetto, per momenti come questi vale la pena non solo scrivere, ma vivere. Grazie!